Arsenico nell’acqua del rubinetto

rubinetto (autore Mario Tozzi, articolo originale: lastampa.it)

Anche se l’acqua degli italiani non è sempre di ottima qualità, questa non può essere una scusa per continuare a essere fra i primi consumatori di acqua in bottiglia al mondo (191 litri per famiglia all’anno, più di noi solo il Messico). Non c’è alcuna ragione di sicurezza per preferire l’acqua in bottiglia rispetto a quella del rubinetto, che viene controllata quotidianamente con scrupolo e che deve sottostare a normative draconiane. Chi vuole bere acqua in bottiglia lo può fare per qualsiasi ragione fuorché quella della sicurezza, che è certamente garantita nei nostri acquedotti (e l’acqua imbottigliata può anche essa provenire da falde vulcaniche). Ma l’arsenico, no, quello non ce lo aspettavamo. Eppure, in realtà, le cose sono cambiate solo sulla carta, quando finalmente l’Italia si è adeguata a una normativa europea del 1998 (!) che è stata rimandata, come altre, per quasi vent’anni e che prevede dieci microgrammi di arsenico, al massimo, per litro d’acqua potabile (contro i cinquanta fino a qui tollerati). In diversi posti dell’Italia centrale, e nella stessa Roma, invece, si va ben oltre quelle concentrazioni (o meglio si andava già oltre): circa un milione di persone sono complessivamente coinvolte nel nostro Paese.

L’arsenico non dipende direttamente dall’inquinamento di attività umane velenose più o meno criminali, o dallo stato delle condutture, quanto da condizioni chimiche particolari nell’acquifero o dalla presenza di minerali sulfurei che contengono il pericoloso elemento che viene portato in circolo naturalmente. Lo stesso fenomeno è ben noto in Giappone, Nuova Zelanda, Cina o Grecia e dove sono presenti rocce vulcaniche. E, in genere, si ritiene che il fenomeno sia praticamente tollerabile per gli adulti almeno fino a tre anni di esposizione, mentre comporti rischi più alti fino ai 18 anni di età (i pochi studi epidemiologici non mettono in luce rischio di malattie connesse per livelli inferiori ai 25 microgrammi). E’ peraltro possibile eliminare chimicamente l’arsenico, potenzialmente in grado di provocare cancro e danni cardiovascolari, attraverso alcuni «filtri» che comportano un costo elevato, diciamo attorno a 250.000 euro per cinquemila abitanti (come si è fatto a Vitorchiano, in provincia di Viterbo). Siamo sicuri che eventuali gestori privati dell’acqua possano permetterselo? E, infine, se l’arsenico è da sempre naturalmente contenuto nelle falde acquifere dei terreni vulcanici, come facevano gli antichi abitanti dell’Etruria o del Lazio a non avvelenarsi?

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Acqua, ogni giorno seimila litri a testa: ecco tutti gli sprechi nascosti

(Articolo di ANTONIO CIANCIULLO tratto  da www.repubblica.it )

UN ESSERE umano per sopravvivere ha bisogno di 4 litri di acqua al giorno. Ovviamente ne usiamo di più per cucinare e per tutti gli usi domestici: il consumo medio quotidiano di una famiglia europea si aggira attorno ai 165 litri. È già una bella cifra, se però si calcola anche l’acqua virtuale, quella che non vediamo ma è servita a produrre il cibo e a far funzionare le industrie, scopriamo che il conto s’impenna. E che la situazione del nostro paese si fa critica: l’impronta idrica in Italia, cioè la quantità di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, è pari a 132 miliardi di metri cubi l’anno, 6.309 litri pro capite al giorno. Siamo il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (62 miliardi di metri cubi l’anno), dopo Giappone e Messico e prima di Germania e Regno Unito.

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo, questi dati sono raccontati nel rapporto “Acqua in bocca: quello che il cibo non dice sull’impronta idrica” preparato dal Wwf. Sono numeri che mostrano la faccia di una potenziale carenza: solo il 2,5 per cento dell’acqua che copre per oltre due terzi il pianeta è dolce. Se togliamo la quota non disponibile perché racchiusa nei ghiacci e nelle acque sotterranee, di questo patrimonio prezioso resta solo l’1 per cento.
Per molto tempo questo 1 per cento è stato sufficiente. Ma l’assalto alle zone umide, la crescita demografica, l’aumento dei consumi pro capite e l’inquinamento hanno fatto saltare in molte aree del mondo un equilibrio già fragile. E ora il cambiamento climatico minaccia di assestare il colpo finale. Così, mentre l’acqua diventa sempre più preziosa, l’Italia si trova esposta al terzo debito idrico del pianeta.

“La colpa è del peggioramento delle nostre abitudini alimentari”, spiega Francesca Greco, la ricercatrice del King’s College di Londra che assieme a Marta Antonelli ha curato lo studio. “In Italia il consumo di cibo è responsabile dell’89 per cento dei consumi di acqua e questo dato ci dovrebbe aiutare perché la dieta mediterranea ha un impatto idrico molto minore di quella a base di carne. Peccato che negli ultimi anni il nostro stile di vita sia peggiorato: importiamo grandi quantità di beni che richiedono molta acqua come la carne di maiale tedesca”.

Non solo abbiamo aumentato i consumi di carne (una bistecca da 3 etti costa 4 mila litri di acqua) ma siamo passati dal pollo ruspante al wurstel, dalla ricotta con latte di pecora al pascolo ai latticini d’importazione provenienti da allevamenti intensivi. E così la situazione è progressivamente peggiorata: l’impronta idrica dell’Italia è del 66 per cento più alta della media mondiale (1.385 metri cubi pro capite l’anno). E tra le principali economie non europee l’Italia si colloca al vertice dei consumi pro capite, dopo Stati Uniti, Canada e Australia.

“Sul risparmio idrico è stata fatta molta comunicazione ma sul versante sbagliato: si parla quasi solo dei consumi nelle case che valgono il 4 per cento del nostro bilancio complessivo”, aggiunge Francesca Greco. “Visto che i prodotti di origine animale (latte, uova, carne, formaggi) rappresentano quasi la metà dell’impronta idrica totale dei consumi, in Italia per migliorare dovremmo puntare con forza sul made in Italy, sui prodotti da pascolo, sul chilometro zero, sulla dieta mediterranea”.

Una proposta che punta a dare spazio, anche in vista di Expo 2015 dedicato al cibo, alla messa a fuoco di un’impronta idrica capace di valutare i vari tipi di consumo: l’acqua verde, cioè la pioggia contenuta nel suolo e nelle piante (69 per cento del totale, assorbita dall’agricoltura); l’acqua grigia, quella utilizzata per diluire l’inquinamento (22 per cento); l’acqua blu: laghi, fiumi, falde sotterranee (9 per cento).

Acqua del rubinetto anche al ristorante, è un’alternativa buona e sicura

Bere acqua trattata del rubinetto  nei ristoranti sarebbe un’alternativa sicura all’acqua in bottiglia che permette, da un lato, di rispettare l’ambiente, riducendo gli spostamenti su gomma e lo smaltimento di Pet o vetro, e dall’altro anche un notevole risparmio economico per tutta la filiera, clienti in testa.

acqua broccaL’acqua che ristoranti e mense offrono ai propri clienti, trattata o non trattata, a titolo oneroso o gratuito, è infatti a tutti gli effetti un alimento della cui qualità gli Operatori del Settore Alimentare (Osa) sono responsabili. Le aziende serie che operano nel rispetto dell’attuale legislazione, infatti,  sono dotate di un Piano di autocontrollo che deve prendere in considerazione, al fine di minimizzare i rischi di contaminazione, una dettagliata analisi di ciascun punto critico nella quale devono essere indicate tutte le azioni preventive e le procedure di gestione e di manutenzione necessarie a mantenere l’acqua nelle migliori condizioni igienico-sanitarie anche con adeguato monitoraggio.

“I nostri codici statutari – dicono le associazioni di categorie – parlano chiaro e, come noi, sono molti coloro che non chiedono altro che di poter essere messi in condizioni di lavorare con scrupolo operando nella totale trasparenza e correttezza verso clienti e consumatori. Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad una crescita importane del consumo di acqua trattata, sia nei locali pubblici che tra le pareti domestiche, ed evidentemente questo dato di mercato continua a dare fastidio ad altri settori, ma la nostra lotta di civiltà e cultura, prima che di settore, prosegue e proseguirà ancora più convinta”. “Siamo infatti sicuri – concludono le associazioni in una nota – del nostro operato e della bontà delle soluzioni che siamo in grado di offrire ai cittadini che, adottandole, scelgono di rispettare di più l’ambiente, godere della comodità di un’acqua ideale al punto d’uso e di risparmiare rispetto al consumo di acqua minerale in bottiglia.” Roma, 20 feb.2014 - ( Fonte: Adnkronos)

A quando una casa dell’acqua anche a Catanzaro?

FONTANA-CLASSICANegli ultimi anni l’Italia si è confermata primo Paese in Europa e terzo nel mondo per consumo di acqua in bottiglia, e si stima un consumo di circa 6 miliardi di bottiglie di plastica annue.

La soluzione per ridurre l’impatto ambientale del consumo d’acqua ci sarebbe.  

Nella sola provincia di Milano (capoluogo escluso), dove si contano 81 strutture delle 411 distribuite sul territorio italiano, con un’erogazione media giornaliera di 2.500 litri d’acqua,  le case dell’acqua hanno permesso nel 2011 un risparmio di 32 milioni e 21 mila bottiglie di plastica, equivalenti al trasporto su 3.252 tir, al consumo di 1.936 tonnellate di petrolio e di 15.490 metri cubi d’acqua, alla produzione di 1.936 tonnellate di anidride carbonica e di 15,6 tonnellate di monossido di carbonio.

L’acqua erogata è controllata e sicura:  vengono eseguite analisi dall’Asl per accertarne la qualità due volte al mese.

Promuovere l’acqua pubblica diventa  parte di un processo educativo che non solo fa risparmiare i cittadini (soprattutto le fasce con maggiori difficoltà  in questo periodo di profonda crisi  economica), ma li spinge anche a comportamenti ecologici virtuosi.

 

Bottiglie di plastica: danno per la salute?

bottiglie-plastica-g-640x480Il bisfenolo A è una sostanza ampiamente usata per le bottiglie in plastica, il sottile film interno alle scatolette di cibi conservati, le tettarelle per lattanti e le confezioni alimentari. Se ne producono annualmente 2,8 milioni di tonnellate ed è già nota per la sua tossicità. Il nuovo allarme arriva dagli Stati Uniti, dove, secondo uno studio, alte concentrazioni  della molecola tossica nel sangue della donna incinta,  accrescono il rischio di aborto  dell’ 80% . In realtà, perchè la molecola entri in circolazione è sufficiente il contatto con il materiale incriminato: per chi è in dolce attesa dunque, bollino rosso sui cibi preconfezionati e sulle classiche bottiglie di plastica dimenticate al sole. Lo studio è stato presentato a Boston in occasione della conferenza annuale dell’American Society for reproductive Medicine (Asrm) (fonte: Adnkronos Salute)

Già si sapeva che questa sostanza contaminava gli alimenti con cui veniva a contatto, ed era sospettata di alterare gli ormoni sessuali umani. Ma  uno studio ha scoperto che è collegata anche col cancro alla prostata. In particolare, l’assunzione nella dieta umana di quantità piccole ma costanti di bisfenolo è particolarmente pericoloso nelle donne in gravidanza, alterando in modo cruciale, ma invisibile, lo sviluppo dei neonati.

La sostanza provoca infatti alterazioni microscopiche nella prostata del feto, che non sono riscontrabili alla nascita. Gli effetti si fanno sentire con gli anni, nella terza età, con ipertrofia delle prostata e tumore. Le alterazioni possono causare anche malformazioni dell’uretra. In Italia si registrano ogni anno 11 mila nuovi casi di cancro prostatico, e 6.300 morti per questa patologia: è la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo il cancro al polmone.

Piccolissime quantità di questa plastica bastano dunque, nella vita fetale, a scombinare il sistema genitale dei maschi. La scoperta è dovuta all’equipe del professor Frederick vom Saal, che lavora all’Università del Missouri. Il gruppo ha somministrato a topine gravide piccolissime quantità di bisfenolo-A, mentre ad altre cavie è stato somministrato in pari quantità dell’estradiolo, l’ormone usato nella pillola contraccettiva.

Il test mirava a verificare se certi danni alla prostata del neonato avvenivano quando la madre, prendendo la pillola, restava accidentalmente incinta. Invece la prova ha dimostrato che entrambe le sostanze alteravano la prostata: e in quantità minime, molto minori di quelle che gli esseri umani ingeriscono bevendo dalle bottiglie di plastica.

Basterebbe pensare come sono stoccate le bottiglie di plastica nei supermercati, nei depositi, ecc… In genere al sole quindi in condizioni in cui si ha passaggio di bisfenolo nell’acqua che poi sarà bevuta.

E gli italiani sono i massimi consumatori mondiali di acqua minerale: 184 litri a testa, per una spesa di circa 500 euro all’anno a famiglia (i tedeschi non arrivano a 145 litri).(Autore: Maurizio Blondet)

Sarebbe quindi più sensato bere acqua dal rubinetto di casa dove l’acqua che scorre è fresca, controllata e sicuramente in linea con i valori previsto dalla legge 31/01. E se la stessa ha cattivi odori o dubitiamo della sua qualità, basta prevedere un impianto di trattamento acqua scelto in funzione della zona, delle caratteristiche dell’acqua erogata dal comune e delle proprie necessità, privilegiando sempre impianti di ditte note, facilmente contattabili e  con servizi assistenza presenti sul territorio.

Rischio legionella negli studi dentistici

dentistiE’ stata pubblicata sul sito dell’ISS Istituto superiore di sanità e della rivista scientifica britannica “The lancet”, una ricerca condotta dall’equipe della dottoressa Maria Luisa Ricci del Dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’ISS stesso, riguardante il rischio legionellosi nei luoghi di lavoro. Uno studio partito dal caso di una donna deceduta a causa per malattia infettiva contratta in uno studio dentistico.

Il batterio può annidarsi nell’acqua del circuito idrico della poltrona odontoiatrica.  È infatti possibile che il batterio possa stanziare in tali circuiti per poi essere nebulizzato dagli attrezzi a pressione collegati al condotto e che schizzano acqua durante il loro funzionamento. La legionella viene così riconosciuta come agente biologico cui sono particolarmente esposti i dentisti e chiunque sia impiegato nelle diverse pratiche dentali.

A tal proposito la dottoressa Ricci ha dichiarato: “Una significativa contaminazione nelle unità dentistiche è stata già ampiamente documentata, come pure è stata osservata un’alta prevalenza di anticorpi contro la Legionella pneumophila nel sangue di dentisti e in generale dello staff che si occupa di pratiche dentali, considerato perciò ad alto rischio. Questo è il primo caso di legionellosi, documentato nella letteratura scientifica internazionale, in cui è stata dimostrata l’origine dell’infezione nell’acqua del circuito della poltrona odontoiatrica”.

Pertanto la dottoressa afferma: “Senza voler creare grande allarmismo, è necessario ridurre al minimo il rischio di acquisizione della malattia, al fine di prevenire l’esposizione dei pazienti e di tutto lo staff che si occupa di pratiche dentali all’infezione.”

Queste quindi le precauzioni da adottare per prevenire l’esposizione a questo rischio biologico: “Utilizzare sistemi di ricircolazione dell’acqua e sistemi antistagnazione; servirsi di acqua sterile anziché di acqua normalmente erogata; applicare trattamenti disinfettanti costantemente, oppure in modo periodico; flussare quotidianamente i rubinetti e gli strumenti che erogano acqua e sempre prima di ogni trattamento; applicare a monte degli strumenti ( ad es. trapano), dei filtri ; è importantissimo inoltre monitorare almeno annualmente i livelli di contaminazione di Legionella nell’acqua della poltrona odontoiatrica”.

Il ministero della Salute ha in programma a tale proposito di editare un aggiornamento della  “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi” che saranno presto a disposizione di medici, lavoratori e soggetti interessati.             (Fonte: http://www.quotidianosicurezza.it/author/daria-de-nesi)

Il nostro studio in linea con le indicazione delle A.S.L. locali, offre  servizi mirati alla prevenzione e al controllo della Legionella  fornendo:

  • Valutazione del rischio
  • Procedure di bonifica e di  prevenzione della contaminazione
  • certificazione scritta prevenzione da infezioni legate all’acqua e in particolare da legionella.

Per contatti:http://www.trattamento-acqua.it/contatti.htm

Emergenza idrica: 120 litri di acqua a testa sprecati ogni giorno solo in Italia

consumoacquaEntro il 2050, 48 Nazioni si troveranno ad affrontare la scarsità d’acqua, mentre le malattie legate all’acqua non salubre o alla mancanza d’acqua provocano 3.575.000 morti ogni anno.

Secondo l’Onu, oggi , più di un miliardo di persone non raggiunge gli standard minimi di acqua dolce pro capite, stimati tra i 20 e i 40 litri al giorno, mentre nei paesi europei il consumo medio a testa è sui 300 litri al giorno.

Le piogge sono in diminuzione e le persone che si dissetano in fonti d’acqua non sicure sono sempre più numerose. Due milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie legate all’uso di acqua contaminata: tifo, colera, scabbia, tracoma e diarrea.

Negli Stati Uniti,  il trattamento non ottimale dell’acqua causa fino a 16 milioni di malattie all’anno ed oltre il 22% dell’acqua trattata e distribuita va dispersa.

In Italia questo dato supera il 32%, pari a circa 120 litri a testa “persi” ogni giorno. Le maggiori inefficienze di rete sono in Puglia e Sardegna, con dispersioni oltre 40% (Fonte ISTAT).

Occorrerebbe davvero fare un po’ più di attenzione per ridurre il proprio impatto idrico perchè sono proprio le nostre azioni quotidiane compiute sovrappensiero a farci consumare inutilmente grandi quantità di acqua. Ecco alcuni ulteriori dati che fanno riflettere:

  • radersi per cinque minuti con l’acqua che scorre vuol dire sprecare 25 litri di acqua
  • spazzolarsi i denti per un paio di minuti con il rubinetto aperto, significa buttarne via 10 (se invece lo si chiude, se ne risparnmiano 4)
  • lavarsi nella vasca da bagno richiede 150 litri d’acqua, ma per una doccia ne bastano 100
  • un wc che sgocciola può sprecare fino a 2200 litri di acqua al giorno

(Notizie tratta da adkronos e il Venerdì di Repubblica)

Il mistero dell’acqua svelato: ha due volti. Ecco perché è così unica!

Uno studio italiano su Nature Communication: il liquido, pur composto dagli stessi atomi, ha una diversa organizzazione molecolare, a bassa e alta densità. Un’ipotesi che potrebbe spiegare le anomalie delle sue caratteristiche fisiche rispetto agli altri liquidi.

Leggi l’intero articolo a questa pagina:

http://www.repubblica.it/scienze/2013/09/16/news/acqua_molecole-66644974/

Epidemia di legionella anche in Germania

Oltre 150 persone infette e almeno due morti. È il risultato, sin qui purtroppo parziale, del propagarsi di una infezione di legionella a Warstein in Germania.

Il focolaio, nel Nordreno Vestfalia, è stato identificato in un stabilimento di depurazione delle acque e ha colpito persone di ogni età. Il virus attacca i polmoni, provoca febbre e stato di spossatezza che può arrivare fino alla morte.Il virus si sarebbe trasmesso per aerosol, ovvero goccioline infette sarebbero entrate in contatto delle persone che si sono ammalate.

Guarda il video:

Lissone, terzo caso di legionella. L’Asl ordina la bonifica dell’acqua

Il proseguire dell’emergenza è confermato dalle risultanze dei rilievi fatti dall’Azienda sanitaria locale a ridosso di ferragosto. Adesso, per debellare definitivamente la presenza del batterio, si è deciso di trattare i depositi idrici con soluzioni di cloro. Ma le decine di famiglie che abitano nelle case popolari preferiscono non fidarsi e utilizzare acqua in bottiglia. Almeno finchè il fenomeno non sarà rientrato.

Leggi l’articolo completo qui: http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/lissone-terzo-caso-di-legionella-lasl-ordina-la-bonifica-dellacqua_1021566_11/